Lo scandalo delle tessere clonate a Vicenza sembra non aver avuto effetto Il partito in bilico tra la formula leggera e quella dell’apparato pesante
VENEZIA
E’ il giorno dello sbarco in Normandia per il Pdl. Il partito leggero che fu di Berlusconi mette un piede nella terra sconosciuta della gente normale: una testa, un voto. Comincia stamattina il grande rimescolamento di potentati in sella da lustri, che passano al vaglio dei congressi provinciali. Una shekerata di democrazia, enfatizzata dai vertici nazionali del partito che non rischiano niente. Anche i livelli regionali che erano a rischio si sono messi al coperto. Basta guardare Vicenza: la provincia dello scandalo delle tessere, con ricorso alla magistratura titoloni sui giornali e intervento del nazionale, avrà un congresso unitario. Padova, Treviso, Verona e Venezia, dove le differenze non hanno mai raggiunto la violenza della spaccatura vicentina, vanno al congresso con liste distinte. Se questo è il buongiorno della democrazia, bisogna inforcare gli occhiali da sole per non restare accecati.
Il congresso di Vicenza si svolge domani, ma va messo in cima alla lista perché è l’unico che prima di cominciare ha già ribaltato gli equilibri esistenti. La componente che si riferisce a Giancarlo Galan e Lia Sartori - il binomio che ha governato il Veneto per 15 anni - è ridotta ad una sparuta pattuglia di amministratori. Esattamente 15 sindaci e assessori su 331, più 6 consiglieri provinciali e 8 coordinatori comunali: queste persone hanno firmato un documento in cui annunciano che non parteciperanno al congresso per protesta contro i metodi di Sergio Berlato, il “signore delle tessere”. Berlato ci vede un escamotage per sgonfiare di valore il risultato congressuale, che a suo parere vedrebbe in ogni caso la componente Galan-Sartori sepolta da una marea di voti. Per portare più gente possibile al voto ha scatenato un tam-tam tra associazioni venatorie e organizzato doppie e triple corse di pullman che raggiungeranno il capoluogo dai posti più disparati. Va detto che la decisione dei galaniani di boicottare il congresso è di mera facciata: l’accordo raggiunto a Roma ha garantito a Galan e Sartori il 40% della lista bloccata in provincia e il 60% in città. Dalla lista bloccata vengono fuori 15 componenti dei due direttivi, che al completo contano 30 membri. I 15 che mancano sono eletti con le preferenze. La riserva indiana è garantita, ma perché lasciare il resto a Berlato? Costantino Toniolo e Marino Zorzato, seconda componente ex forzista, non hanno scelto l’Aventino e sono lanciati nelal mischia. Per la provincia il coordinatore darà Berlato, il vice Antonio Zanettin; per la città, Nereo Galvanin e vice Valerio Sorrentino. Si vota fino alle 23 di domani.
Più sereni i rapporti ma non più facile l’intesa negli altri congressi. A Padova Barbara Degani (sostenuta da Marino Zorzato e Valdo Ruffato) si trova schierato contro il suo assessore Mauro Fecchio (ex An) mentre in città Marco Marin, l’eterno candidato di Galan, si è visto cerscere di colpo la lista opposta di Matteo Cravatton e Stefano Grigoletto, che non avranno fatto scherma ma non sono neanche due sparring partner. A Treviso Remo Sernagiotto viaggia in carrozza con Sacconi e Castro seduti nel portapacchi, contro una lista ispirata da Fabio Gava, che tutti vorrebbero in vacanza alle Maldive. Invece è a casa a letto ammalato (dice). Ma che ci fa ancora nel Pdl Fabio Gava che ha contribuito ad affossare, parola grossa, nientememo che Berlusconi? «Infatti», si meraviglia Remo, con l’aria di pensare: se vinco, lo butto fuori dal partito. «Alcuni amici mi hanno chiesto di presentare la lista e io li ho sostenuti», si limita a dire Fabio, come se fosse De Coubertin, l’importante non è vincere ma partecipare.
A Verona è guerra totale: Davide Bendinelli e Giancarlo Conta forse prevalgono in città, i fratelli Giorgetti con Cinzia Bonfrisco e Aldo Brancher sono in vantaggio in provincia. Tira aria di non fare prigionieri. La stessa gelida Bora che frusta Venezia, dove si vedrà finalmente quanti dei millantati iscritti al Pdl andranno a votare. Sulla carta Renato Chisso batte il resto del mondo.
A Belluno gli ex An non sono riusciti a presentare la lista, l’unitario è di risulta.