Il patto di stabilità diventa regionale e i Comuni respirano

A giro gli enti locali potranno derogare dai vincoli di spesa pagando opere e servizi già finanziati per decine di milioni

    di Simonetta Zanetti

    VENEZIA

    Il patto di stabilità regionale è diventato realtà. Ieri, infatti, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il progetto di legge dell’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti. Da quest’anno, quindi, Comuni e Province del Veneto potranno derogare ai vincoli finanziari posti dal legislatore nazionale rispettando i limiti complessivi di stabilità dettati alla Regione. Questo significa la possibilità di pagare opere e servizi a partire dai residui passivi, ovvero i debiti più vecchi, riducendo i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e portando quindi un po’ di ossigeno alle aziende. «Così si mette mano alla possibilità di ridistruibuire capacità di spesa tra i nostri Comuni» spiega il relatore Costantino Toniolo (Pdl). La regionalizzazione del patto prevede che la Giunta, in qualità di “regista”, determini gli obiettivi complessivi, consentendo agli enti locali di compensare attivi e passivi e di far quindi fronte a specifiche esigenze grazie alla cessione di quote da parte dei Comuni virtuosi. Nell’azione compensativa, tra le altre cose, la Giunta dovrà dare priorità a emergenze, enti virtuosi e a interventi coerenti con la programmazione regionale. Il monitoraggio sulla spesa del patto da parte dei Comuni negli ultimi mesi del 2011, aiuterà a stabilire i criteri di assegnazione. «A settembre saremo in grado di intervenire con la distribuzione di entrambi i patti, cioè quello verticale, tra Regione ed enti locali e quello orizzontale, cioè tra Comuni e Province, secondo le modalità che andremo a stabilire» spiega l’assessore al Bilancio. Lo scorso anno, la Regione ha messo in Campo 80 milioni di solo patto verticale e anche se sarà pressoché impossibile replicare le stesse cifre, conta comunque di riuscire a veicolare alcune decine di milioni di patto orizzontale. «La conferenza autonomie locali, in supplenza del Consiglio autonomie locali previsto dallo Statuto, troverà intanto i criteri per mettere a frutto le disponibilità di spesa della Regione. Purtroppo il patto di stabilità nazionale prevede che in Veneto si possano spendere solo 490 euro pro capite, mentre la media nazionale supera i 540 euro» conclude Ciambetti. Difformi le reazioni in Consiglio: Valdegamberi (Udc) rivendica la paternità del provvedimento, Bottacin (Vn) – che ha chiesto l’inserimento del rispetto dei tempi di pagamento nei confronti dei privati – parla di «intervento tardivo, che libererà poche gocce», mentre per Ruzzante (Pd) – che auspica la stipula di accordi con le banche per velocizzare i pagamenti – il provvedimento «non risolve i problemi, ma apre una possibilità in più». Infine per Bond, capogruppo Pdl, la gestione associata di funzioni tra Comuni sarà premiale anche ai fini del bilancio e del rispetto del patto di stabilità.

    08 febbraio 2012

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