Lega: in arrivo Bossi Avrà l’ultima parola su liste e caso Tosi

Domani consiglio nazionale a Padova: si profila la presenza del Senatùr con Calderoli. Gobbo invita Zaia come «ospite»

    di Filippo Tosatto

    PADOVA

    Sarà il giorno del giudizio per gli uomini-contro della Lega veneta. Umberto Bossi ha espresso l’intenzione di partecipare al consiglio nazionale convocato domani, a Padova, per discutere la strategia elettorale in vista delle amministrative. Una scelta favorita dalla concomitante seduta del Parlamento Padano - che porterà il segretario del Carroccio a Sarego, nel Vicentino - ma dettata soprattutto dalla delicatezza del momento.

    In primo piano, naturalmente, il caso Verona, con il sindaco Flavio Tosi più che mai deciso a presentare una lista civicanominale nonostante l’esplicito divieto del partito. Un braccio di ferro diventato sfida aperta dopo l’intervento di Roberto Maroni che domenica è accorso alla convention del luogotenente per sostenerne le ragioni. A ribadire l’importanza della riunione padovana, la presenza di Roberto Calderoli (coordinatore delle segreterie regionali) e quella del governatore Luca Zaia, che non siede nell’organismo dirigente ma è stato invitato in qualità di «ospite» dal segretario Gian Paolo Gobbo. Perché tanta agitazione? Perché in ballo non c’è soltanto l’ambiziosa scommessa tosiana ma, soprattutto, il controllo del partito, nel Veneto e ai vertici federali. Molti nodi stanno giungendo al pettine, a cominciare dall’offensiva che la corrente maroniana - in netta crescita in tutte le federazioni - sta conducendo contro il detestato Cerchio Magico (i pretoriani di Bossi) nel duplice obiettivo di incrinare ulteriormente l’egemonia del Senatùr e di accelerare l’avvento di Bobo al comando.

    Così, la ribellione di Tosi al diktat diventa emblematica e, agli occhi dei bossiani, particolarmente insidiosa perché si pone in aperto contrasto con una direttiva del consiglio federale. «Le regole valgono per tutti e io ho il compito di farle rispettare, il partito viene prima dei singoli», ha dichiarato in proposito Gobbo. Che nutre perplessità anche sull’affidabilità dell’entourage tosiano destinato a confluire nella lista, dove i militanti leghisti sembrano minoritari rispetto ai supporter reclutati nel centro e nella destra. Tant’è. Prevedibile l’opposizione di Bossi (che con Tosi ha già avuto uno scontro verbale seguito da una pacificazione di maniera) e altrettanto probabile che il veronese punti i piedi (ha minacciato di ritirare la candidatura se non gli sarà consentito di abbinare nome e simbolo); l’incognita perciò riguarda le scelte di Maroni. In caso di rottura, si spenderà fino in fondo in difesa del sindaco-amico?

    Non solo manovre di vertice, però. Sul territorio, e dalla base, si moltiplicano i segnali di insofferenza. A volte contrastanti. Molti militanti - indignati dal voto su Cosentino e dai fondi in Tanzania - guardano con simpatia al rinnovamento maroniano ma criticano l’eccesso di protagonismo del sindaco di Verona e la ferrea logica correntizia che lo muove a dispetto dello statuto anti-frazionista della Lega. A proposito: nell’agenda del vertice di sabato c’è anche la convocazione dei congressi provinciali di Treviso e Padova, gli ultimi mancanti all’appello. Sarà la conta decisiva in vista dell’assise regionale destinata a replicare - una volta ancora - il duello tra Gobbo e Tosi. Per il timone del partito, stavolta.

    03 febbraio 2012

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